Chi
ha paura di Torino 2006?
di
Oliviero Beha
Chi
ha paura delle Olimpiadi delle neve? Come mai viene ignorata in Italia
una manifestazione di interesse planetario che dovrebbe trasformare Torino
nella «prima metropoli alpina del mondo» secondo la definizione
di Cesare Vaciago, direttore generale del Toroc, che sembra un medicinale
e invece è l’acronimo del Comitato Organizzatore? A 16 giorni dalla
cerimonia d’apertura, mai, dico mai a memoria di cronista non del tutto
digiuno nella materia, m’era capitato di registrare un tale silenzio davvero
d’alta montagna attorno a un evento che costerà 3 miliardi e mezzo
di euro, 2 di sole infrastrutture.
Se
ne parla, sì, mediaticamente, in giro per il mondo, ma più
per ventilarne le eventuali insufficienze secondo alcuni giornali americani
(cfr. il Wall Street Journal e Newsweek) oppure come normale e ovviamente
motivata cassa di risonanza per tedeschi, norvegesi, giapponesi ecc. (cfr.
l'ultimo speciale de l'Espresso). E vorrei vedere. Ma non se ne parla in
Italia, o non abbastanza,non certo in proporzione all'eclatanza dell'evento,
e dell'investimento fatto su di esso.
A
meno che non si consideri «parlarne» dare notizie (scarse)
sulle operazioni della Guardia di Finanza che sequestra carte al Toroc,
oppure sui numeri circa il buco nero di bilancio, o ancora sulle polemiche
«gianduiotte» a proposito delle modalità antidoping
che meriterebbero un preoccupato discorso a sé, o infine sulle informative
del Ministero degli Interni sulle misure di sicurezza antiterrorismo.
Più
qualcosa sugli scioperi antiTav sospesi per le gare (modello grecoantico),
e la fiaccola sequestrata lungo il cammino nostrano, da Olimpia a Torino.
E poi naturalmente un po’ di stampa sportiva sulle star internazionali,
da Bode Miller a scalare, e su quella tricolore miracolosamente tempista
che è Giorgio Rocca, nell'asse ereditario di Thoeni e Tomba.
Ma
è poco, molto poco per un'occasione che doveva o dovrebbe trasformare
in un fiat olimpico il passato sabaudo e il presente grigio del dopo-Agnelli
in un'altra cosa non più autodipendente: una città diversa,
con prospettive avveniristiche diverse, caratteristiche globali diverse,
perfino umori diversi. E ovviamente,miliardi di euro alla mano, strutture
cittadine diverse, adeguate.
Nulla,
silenzio, o quasi. In Italia i sondaggi dicono che non ne sa quasi niente
quasi nessuno. Perché? È «semplicemente» un problema
mediatico, di comunicazione carente? Possibile? Un errore simile in un
paese che ha o dovrebbe avere nel suo presidente del Consiglio un «monstrum»
di comunicazione? Dunque è lui che non vuole, e che se avesse voluto
avrebbe potuto trasmutare gli ultimi mesi di indifferenza in un trionfo
pubblicitario? Allora non sarebbe soltanto un problema mediatico, di incapacità
a far conoscere le seconde Olimpiadi in bianco della storia italiana dopo
Cortina d'Ampezzo '56, bensì politico. E politico a partire dal
governo centrale. Ecco spiegati i deprecati tagli del ministro Tremonti,
per 61 milioni di euro, e la voragine scaricata sui conti del Comune di
Torino, cioè esattamente l'amministrazione locale che politicamente
più dovrebbe guadagnare da un evento simile. Per farne godere la
cittadinanza, si intende. O almeno si spera.
Il
governo contro Sergio Chiamparino, sindaco Ds di Torino, dunque. Contro
il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che però
solo da dieci mesi scarsi ha rilevato il predecessore Ghigo, di Forza Italia,
che aveva subito provato a coinvolgere in una sorta di «unità
regionale organizzativa». Contro Valentino Castellani, presidente
del Toroc ed ex sindaco di Torino di centro-sinistra, quando nel '99 furono
assegnati i Giochi sabaudi. Tutta opposizione. Sul piano degli schieramenti
la faccenda così sarebbe chiara: pur di danneggiare politicamente
e quindi subito elettoralmente l'opposizione in loco, il governo centrale
se ne frega dell'immagine e dei vantaggi del Paese tutto collegati all'organizzazione
di qualchecosa di mondiale chiamata Olimpiadi. Ecco, così sarebbe
grave e autolesionista e antipatriottico in dosi industriali, ma avrebbe
una sua spiegazione.
Ma
se fosse solo così, da mesi ne avremmo sentito parlare. L'opposizione
l'avrebbe posta come questione, prima in termini di risonanza planetaria
nell'interesse dell'ospitalità italiana, poi in chiave di denuncia
politica interna se messa in difficoltà per i motivi su abborracciati.
A Roma, in Parlamento. A Torino, e in Piemonte,in questi anni, da quando
Gianni Agnelli molto si spese per la cosiddetta e ripetutissima «occasione
irripetibile» che i Giochi costituiscono. O costituivano. Come quella
serie infinita di manifestazioni sportive che l'Italia ha ospitato in ogni
disciplina sportiva a colpi di Mondiali, ed Europei, e Giochi del Mediterraneo
ecc, specie nell'ultimo trentennio. Senza peraltro che decollassero la
cultura e la pratica sportiva italiote.
E invece
silenzio. Non ne parla e non ne fa parlare il Governo, a scalare fino al
suo emissario alpino Mario Pescante, sottosegretario deputato che si schiarisce
la voce solo contro la magistratura che indaga, non ne parla e non ne ha
parlato fin qui l'opposizione con tutte le sue figure di spicco su elencate,
anche se lo slalom gigante non è la vela. Perché?
Certo,
negli ultimi giorni in extremis immagino ci sarà una minirincorsa
mediatica, perché paradossalmente ormai perfino il silenzio sui
Giochi fa rumore. Ma resta l'interrogativo di fondo: perché tutti
zitti sulle dentate scintillanti vette? Perché è stata una
scelta sbagliata, o sproporzionata? Di immagine più che di sostanza?
Oppure uno svolgimento sbagliato di una scelta giusta? O sotto, dietro,
di fianco c'è qualche ingombrante segreto politico od economico,
o le due cose insieme, che ha indotto a tenere basso,molto basso, più
basso del livello del mare lo spessore mediatico di un'Olimpiade, mentre
il pianeta ne parla «come se» i Giochi si svolgessero da qualunque
altra parte?
E sullo
sfondo,oltre le cime di tale (almeno al momento) irrisolta questione,in
futuro prenderà mai forma la domanda prima, la domanda delle domande,
che regge l'intiera vicenda? E cioè: chi ci guadagna davvero oggi
- oltre coloro che lo fanno di professione... - ad organizzare un grande
evento sportivo ormai e di gran lunga quasi esclusivamente televisivo,
dal momento che dopo è (quasi) tutto un piangere sui soldi pubblici
versati,cfr. per non andare troppo lontano l'ultima Atene 2004?
www.olivierobeha.itdella
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