Militarizzazione di una città per un evento che nessuno minaccia.
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Due tra tatni articoli che escono negli ultimi mesi, circa dall'estate del 2005, a proposito della sicurezza di Torino 2006.
Un articolo della Stampa e uno dell'agenzia APCOM che riprende un articolo di Usa Today.

La Stampa, 4 dicembre 2005. Ennesimo articolo del giornale che già fu sponsor di Torino 2006. 
 

Olimpiadi, Città e montagne blindate. Veglieranno quasi 10.000 uomini
Olimpiadi, ecco il piano per battere il terrorismo
Dopo l’allarme di Pisanu il pericolo sono gli anarchici

TORINO. Il ministro Pisanu ha lanciato venerdì l’allarme terrorismo. «Olimpiadi a rischio», ha detto. Subito la replica del sindaco, Sergio Chiamparino: «Nulla di nuovo. È il solito richiamo che giustamente il ministro dell’Interno fa. Lo stesso Pisanu sottolinea però che non ci sono elementi che possano far pensare a qualcosa di preoccupante. Non c’è alcuna ragione di allarmismo». D’accordo. Ma intanto le Olimpiadi 2006 saranno le più «blindate» della storia. Preoccupazioni? Tante. Non solo il terrorismo internazionale, di matrice islamica, ma soprattutto le azioni improvvise dell’ala violenta della contestazione, in particolare da parte degli anarchici insurrezionalisti: sanno come infiltrarsi nei movimenti di protesta. E’ avvenuto anche in Val Susa, tra i No Tav.

Nei giorni scorsi, quando la tensione tra manifestanti e forze dell’ordine era più forte, autonomi e anarchici hanno tentato (invano) di provocare, la notte del 30 novembre, incidenti e scontri: un lancio di pietre sui blindati dei carabinieri è stato bloccato con estrema decisione dagli stessi valsusini. Strategico il ruolo della Digos di Torino, che ha immediatamente individuato la pericolosa infiltrazione di estremisti nel movimento No Tav. Cuore e cervello del pianeta sicurezza, la sala operativa interforze, collegata al Viminale. Coordina il questore, Rodolfo Poli, in sintonia con polizia, carabinieri, Guardia di finanza ed Esercito. Stretti i collegamenti con i Vigili del fuoco (che svolgeranno un ruolo primario nell’ambito della prevenzione e nei soccorsi) e i vigili urbani, che dovranno affrontare il complesso problema della viabilità. Pisanu ha poi diffuso il numero esatto delle altre centrali operative, in città e negli altri siti olimpici: 21. Si comunicherà con l’innovativo sistema «Tetra».

In pensione le vecchie radio analogiche, si passa al digitale; gli apparati assomigliano ai telefonini. Dunque, più autonomia, un segnale migliore, più funzioni, più protezione dalle intercettazioni. Attorno alla sede del Toroc ci sarà una «zona rossa», circondata da un impenetrabile anello di protezione; per accedervi si potranno utilizzare solo i pass ufficiali, concessi solo dopo l’esame finale della Digos. Difficile clonarli: sulla card, foto e dati del titolare, particolari ologrammi, una banda per il lettore magnetico, codici alfanumerici e una serie di colori che individuano non solo i vari siti ma anche le diverse aree interne. Sarà accompagnata da una sigla che ne precisa il ruolo: atleta, spettatore, addetto ai lavori e alla sicurezza, forze dell’ordine. Infine, controlli con il metal detector su tutti gli ingressi. Gli automezzi delle delegazioni saranno scortati in ogni trasferimento da pattuglie interforze.

Dalla partenza dai villaggi sino agli impianti di gara. Questa fase è considerata la più critica. Il blocco di una strada, da parte di contestatori, potrebbe riflettersi in modo grave sullo svolgersi delle Olimpiadi. Il danno d’immagine per Torino, anche per una sola gara annullata, sarebbe incalcolabile. Sotto strettissima sorveglianza la Medals Plaza, cioè piazza Castello, dove si celebreranno le premiazioni e le feste. Circondata 24 ore su 24 da ingenti forze di polizia, soprattutto dai reparti d’élite e da specialisti: «sniper», i tiratori scelti, appostati sui tetti; presidiati i tunnel sotterranei e ogni angolo delle vie d’accesso. Centinaia di videocamere riprenderanno un esteso settore del centro. Delicato il ruolo dei vigili del fuoco: mille uomini, più un nucleo specializzato per affrontare gli attacchi terroristici, anche a base di gas nervino, comprese le «bombe sporche» e gli attentati chimici e batteriologici. Il secondo livello di sorveglianza riguarda le sedi delle istituzioni locali e nazionali, più i villaggi e gli alberghi dove sono ospitate le delegazioni nel mirino dei network terroristi. Gli americani, per esempio, avranno una propria rete di difesa, composta pure da agenti dell’Fbi, che si affiancheranno ai colleghi dell’Intelligence italiana. Fondamentale il controllo dall’alto.

Ci sarà una flotta di elicotteri: polizia, carabinieri, Guardia di finanza, vigili del fuoco, 118, Guardia forestale, Esercito. Secondo indiscrezioni, Washington avrebbe deciso di inviare un aereo Awacs che sorvolerà Torino per tutto il periodo dei giochi. Eccezionali misure anche nell’aeroporto di Caselle, in diretta con gli scali Usa. I bagagli di tutti i passeggeri verranno controllati, per la prima volta in Italia, con macchine radiologiche di uso medico. Verranno create corsie preferenziali riservate solo alle colonne delle auto degli atleti e dei loro staff. Infine, un satellite di ultima generazione controllerà il territorio. Il Gis (Ground information center), realizzato dall’Istituto geografico militare, attraverso un database sempre aggiornato, visualizza autostrade, tubature del gas, ponti, persino i tombini; poi strade, aeroporti, scuole, ospedali (planimetrie e toponomastica), monumenti, centri commerciali e sportivi. Ci sono altre disposizioni e procedure che devono restare segrete, compreso il continuo monitoraggio dei siti web legati al terrorismo e all’eversione. Insomma, il possibile s’è fatto. Con tutti gli scongiuri possibili e immaginabili.

La Stampa
4/12/2005.
 

 Articolo di APCOM.
 
        New York, 27 dic. (Apcom) - A sei settimane dall'apertura dei giochi invernali di Torino centinaia di persone sarebbero sotto sorveglianza in Italia nell'ambito di indagini antiterrorismo. 
 

Lo scrive oggi, in apertura di prima pagina Usa Today, il maggiore quotidiano degli Stati Uniti, sottolineando come il governo italiano non abbia chiarito nel dettaglio la tipologia di persone sotto sorveglianza e le modalità delle operazioni. Secondo Luigi Renella, che ha la responsabilità di coordinare i rapporti della polizia italiana con il governo americano, sarebbero almeno 700.
 

La rivelazione sulle misure di sicurezza delle olimpiadi emerge sulla scia delle polemiche sollevate negli Stati Uniti dal programma di spionaggio della National Security Agency, autorizzato dal presidente George W. Bush più di trenta volte negli ultimi tre anni e senza il via libera degli organi giudiziari competenti. Il programma secondo la Casa Bianca sarebbe essenziale per la sicurezza nazionale dopo le stragi dell'11 settembre 2001. Usa Today, tradizionalmente su posizioni vicine all'amministrazione repubblicana, sottolinea come anche altri governi di fronte alla minaccia di possibili attentati, finiscano per seguire la stessa strada nel dare la caccia a possibili sospetti.

Dopo i recenti attentati alla city di Londra e ad Amman, in Giordania, le autorità italiane temono che anche Torino possa diventare un obiettivo per gli estremisti di al Qaida. Sebbene non ci siano state minacce concrete alla sicurezza dei giochi, l'alleanza dell'Italia con gli Stati Uniti sul fronte iracheno fa salire la febbre per la possibili di attentati.

Il programma di sorveglianza di Torino, scrive il quotidiano, è in forte contrasto con quello utilizzato nell'estate del 2004 per i giochi di Atene dove la sicurezza fu garantita da una forza multinazinale composta da agenti greci, della Nato, degli Stati Uniti e di altri Paesi. A Torino gli unici agenti armati saranno quelli italiani - circa 10.000 secondo le stime del governo - e il sistema della sicurezza sarà simile a quello utilizzato per i funerali di Giovanni Paolo II.

Il contributo degli Stati Uniti sarà di circa 500 agenti dell'Fbi e di altre agenzie del governo, secondo Usa Today che cita un esponente dell'amministrazione di Washington. Ad Atene il contingente americano era di circa mille unità. Gli agenti stranieri e quelli dell'Fbi, spiega Renella, indagheranno su possibili minacce di attentato.

Norn Jarvis, un ex agente dei servizi segreti americani, sottolinea come per l'Italia il compito di garantire la sicurezza dei giochi sia il più delicato di sempre. Ospitare le Olimpiadi in un momento di massima allerta per possibili attacchi terroristici "è come organizzare il funerale del Papa tutti i giorni per un mese di fila", dice. A complicare la situazione potrebbero mettercisi anche gruppi anarchici e gli ambientalisti che si oppongono al collegamento ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione.

Il pensiero, continua Renella, va agli attentati dei giochi di Monaco nel 1972 o del 1996 ad Atlanta. E naturalmente gli attacchi di al Qaida al sistema dei trasporti di Madrid e Londra dopo l'11 settembre. "Guardiamo con grande preoccupazione a questi attentati - ha detto Renella - Dopo Madrid e Londra potrebbe toccare all'Italia". Ovvero le nazioni che hanno fatto parte della coalizione guidata dagli americani in Iraq. "L'Australia e l'Italia - aggiunge - sono le uniche nazioni alleate con l'America che non sono state prese di mira da attacchi terroristici". 
 


Qualche riflessione. 

Questi articoli sono l'ennesima prova di una stupidità di fondo (non della Stampa o di APCOM, per carità): e cioè credere che Torino 2006 sia un evento che attiri l'interesse dei (?) terroristi. Ma se le olimpiadi invernali di quest'anno sono note a Torino e nelle valli dove si svolgono le gare e dove hanno costruito impianti e strade, e pressochè sconosciute nel resto d'Italia...perchè mai dovrebbero costituire un punto interessante per i (?) terrostiti? E poi chi sarebbero questi terroristi? Di che tipo? Forse della stessa razza che piazza finte bombe in Val di Susa per poter accusare i manifestanti NO TAV di pruriti eversivi? O di quella degli agenti segreti britannici che in Iraq vengono scoperti e arrestati dalla polizia locale mentre sono a bordo di un'auto carica di munizioni sospettati di volerla fare esplodere (per poi magari accusare non meglio identificati "gruppi di miliziani")?

E che dire allora dei Mondiali di calcio che si terranno in Germania quest'estate? Se facciamo le proporzioni con Torino 2006 e i rispettivi interessi mediatici dei due eventi, quanti militari saranno necessari a "proteggere" i mondiali? 50.000? 100.000? 

Conclusione. A nessuno sano di mente interessa attaccare violentemente Torino 2006, che si sta squagliando da sola (o da solo? di che sesso sarà? boh?) facendosi con le proprie mani molto più male. 

Sig. Renella, sig. Pisanu, signori questore e prefetto di Torino: vi vedremo proteggere questo giocattolo rotto vestiti di tutto punto, con le vostre preziosissime apparecchiature (che vi abbiamo comprato noi, con denaro pubblico), con i vostri cecchini smaniosi di giocare alla guerra. Saremo spettatori di queste fiera del ridicolo e dell'illegale. Assisteremo tranquilli e mansueti all'agonia di questo moloch, lo vedremo disgregarsi, vedremo i suoi bravi dipendenti, che hanno collaborato ad un evento tanto distruttivo e pesante, li vedremo in cerca di lavoro, e non ci faranno certo pena. Vedremo i suoi amministratori in cerca di gloria durante la cerimonia di inaugurazione e in cerca di ombra subito dopo la chiusura, quando, forse, comunque troppo tardi, finalmente la magistratura affonderà i suoi colpi. Noi saremo lì il 26 febbraio, a olimpiadi finite, saremo lì il 19 marzo a paralimpiadi finite, ad aspettarli al varco. Saremo lì nell'autunno del 2006, e nella primavera del 2007. E poi ancora. Quando non saranno più protetti dagli accordi con i media pubblici e privati. Saremo la loro spina nel fianco per i prossimi anni, come abbiamo sempre promesso. 

Torino 2006 finisce, Nolimpiadi! no.

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